Conta solo il presente

Sono passate quasi due settimane dalla brutta caduta a Bermuda, durante la seconda tappa della World Triathlon Series. In questi giorni ho avuto modo di pensare tanto a quello che è successo, di riflettere e fare i conti con il presente. Già, perché se c’è una cosa che ho capito è che è solo il presente che conta.
Gli incidenti capitano e l’unica cosa che possiamo fare è accettarli e capire come guardare avanti.
Non sono le cose che accadono a dirci chi siamo, ma come noi decidiamo di reagire.
E la prima reazione, lo ammetto, è stata strana.

In gara stava andando tutto bene; i norvegesi erano davanti e tenevano un ritmo piuttosto alto ma io sentivo di stare bene. Poi, poco più di 1km prima della zona cambio, un gruppo di atleti è caduto a terra e io non ho potuto evitare di rimanere coinvolto e cadere a mia volta.
A differenza di altre cadute, non ho pensato di alzarmi e ripartire, anche perché con la bici rotta sarebbe stato impossibile. Però ho capito subito che la botta era stata forte: il pollice era in una posizione a dir poco innaturale e non riuscivo a muoverlo; ho cercato di riposizionarlo, ma faceva troppo male e nel frattempo iniziavo a sentire dolore anche alla clavicola. Era evidente che non si trattava di una caduta da poco, così ho lasciato fare ai soccorsi e mi sono messo nelle mani dei medici, che fortunatamente erano a pochi passi.
In quel momento l’agitazione ha preso il sopravvento. Mentre mi portavano in ospedale, alternavo momenti di euforia ad altri di tristezza. Capivo di essere stato fortunato: la mia struttura muscolare ha attutito il colpo, evitando conseguenze peggiori, ma non sapevo cosa aspettarmi.

Solo, nella stanza del Pronto Soccorso, in attesa degli accertamenti, mi sono ritrovato a piangere. È stato spontaneo, istintivo e liberatorio, perché mi ha permesso di far uscire tutte quelle emozioni contrastanti e tornare in contatto con me stesso.
Appena rientrato in Italia ho recuperato un po’ di tranquillità, anche perché mancavo da tanto ed è stato bello tornare a casa. Lunedì, però, il mio entusiasmo è stato di nuovo messo alla prova. L’esito della visita di controllo è stato chiaro: niente corsa né nuoto per un mese.

Ho incassato il colpo ma non è stato semplice accettare l’idea di non potermi muovere per così tanto tempo. È anche primavera: la voglia di uscire in bici o a correre è davvero tanta!
Insomma, mi sono trovato a fare i conti con me stesso.

Mi ha aiutato un libro, “Un altro giro di giostra”, di Tiziano Terzani.
Ho realizzato che tutto accade per un motivo, e così anche la mia caduta.
E non so se il risultato sarà che da questa esperienza uscirò ancora più forte, come mi dicono in tanti. So solo che l’unica cosa che posso fare è accettare la realtà per quello che è, e viverla meglio che posso. La vita non si ferma perché io per un mese sono fermo; saranno quattro settimane in cui, comunque, continuerò a seguire un percorso che mi farà crescere, anche dal punto di vista sportivo, se affronterò questo stop nel modo giusto.
Intanto mi godo le camminate, che ho riscoperto dopo tanto tempo, vado in palestra (grazie alla One To One Personal Trainer che mi accoglie tutti i giorni e mi permette di pedalare) e faccio step! Lo avreste mai detto?
Insomma, si va avanti, un passo alla volta.

Sono davvero stato fortunato, tutto sommato me la sono cavata con poco e, soprattutto, ho avuto vicino tante persone: Valeria, la mia ragazza, il mio staff, gli sponsor, gli amici, gli altri atleti, che si sono fin da subito preoccupati per me e mi hanno fatto sentire il loro sostegno.
“Enjoy the process”, dice il mio allenatore, “Goditi il viaggio”. E in fondo fa parte del viaggio anche questo”.